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Social kitchen e fai un ristorante a casa tua

Per chi invita niente norme sanitarie, pochissima burocrazia, qualche soldino e tanti amici di tutto il mondo. Per chi viaggia è un modo per scoprire il mondo

Ms Marmite lover

Ms Marmite lover

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini

Non ridete, credevo di conoscere le nuove tendenze del turismo ma di questo proprio non sapevo niente: social kitchen, ristoranti nelle case private da prenotare on line. Che figata! Tu arrivi a New York, non conosci nessuno e dopo una settimana, scegliendo con attenzione dove andare a cena, ti sei divertito, hai visto come vivono nella grande mela, hai parecchi nuovi amici e forse persino dei nuovi affari.

Le Cesarine

Le Cesarine

Poi c’è l’altro lato della cosa: chi sa cucinare, ha una casa sfiziosa e non ha paura di aprire la porta agli estranei, offrire home food è un modo per guadagnare qualcosa ( il massimo è 5.000€ all’anno dando ricevute fiscali) e conoscere un sacco di gente. Ho trovato le prime notizie su Dissapore, uno dei miei blog preferiti, e da li mi si è aperto un mondo.
Da anni esistono Le Cesarine quasi super massaie cultrici delle tradizioni gastronomiche che offrono pasti nelle loro case e fanno corsi di cucina. Accanto a loro è nato un fenomeno più modaiolo dove la buona tavola è importante ma conta soprattutto, abitare in zona turistica, essere socievoli e magari sapere l’inglese. Pare che la pioniera sia Ms Marmitelover che nel 2009 ha fondato il suo ristorante segreto a Londra. Il suo sito è un capolavoro e miete premi per le foto, le ricette e gli eventi …

Ma dove andranno a finire i gatti?

Il curioso fenomeno dei gatti di campagna che spariscono nel nulla punta l’indice accusatore su volpi e lupi. Saranno loro i colpevoli?

Fattoria del Colle gatto nero Nerone

Fattoria del Colle gatto nero Nerone

Di Donatella Cinelli Colombini
La Fattoria del Colle è un “luogo di abbandono” di animali indesiderati. Arrivano coppie di micini, gatte incinte, cani da caccia che hanno perso l’olfatto …. Insomma ci sono “amorevoli” padroni di animali domestici che abbandonano i loro “amici” a quattro zampe quando diventano ingombranti. Per fortuna queste orribili persone non li buttano in autostrada ma li portano da noi. In zona è infatti abbastanza risaputo che li accoglieremo e li manterremo finchè qualcuno non ci chiede di adottarli. Chicca, una canina marrone, è arrivata da cinque anni e ormai ha un musetto bianco di vecchiaia. Nerone è l’unico gatto superstite fra quelli che sono stati abbandonati qui e proprio da questo vorrei partire per la mia domanda come mai, in campagna, spariscono i gatti? Abbiamo visto due volpi nei paraggi e anche un lupo solitario. Saranno forse stati loro? Noi mettiamo le cuccette dei gatti in alto, nell’ingresso di cantina ma forse i nostri gatti, leggermente sovrappeso e più avvezzi alle carezze che hai combattimenti, non riescono a sottrarsi all’attacco di una volpe affamata. Soprattutto in inverno è frequente vedere gatti innamorati lontano da casa di notte. Attraversano la strada in curva e, a volte, è davvero difficile evitare di investirli, ma questo è sempre successo.

A-micio g-ufo ristoranti con animali 

A Gussago il primo ristorante per cani e gatti, Londra la città più animal friendly e il Giappone il generatore di mode ma nessuno batte il cane Felix 

gufi e civette al ristorante

gufi e civette al ristorante

Di Donatella Cinelli Colombini

RistoBau & RistoMiao ha aperto il 15 novembre a Gussano ed è un normale ristorante con accanto i tavoli raso terra dove cani e gatti possono mangiare con il muso nel piatto. Poi c’è la parte meno piacevole, per gli amici a quattro zampe: la toilette con vasche e phon per tornare a casa belli profumati. In Italia, e soprattutto a Gussano, la cosa ha scatenato critiche e sghignazzi ma, guardandosi intorno scopriamo in Italia un “Miagola caffè” e un Neko cat caffè prime avvisaglie dei Neko caffè e “cat caffè” sparsi in tutto il mondo. Sembrano lontani i tempi in cui cani e gatti erano esclusi

ristoranti con cani e per cani

ristoranti con cani e per cani

dai ristoranti. Per la verità c’è ancora chi protesta ma la maggior parte dei clienti gradisce la vicinanza e il contatto con gli animali, anzi proprio lo cerca. Alla Fattoria del Colle i più amati e fotografati sono il cane Felix il gatto Nerone. C’è dunque un nuovo bisogno di affetto e di manifestazioni di affetto che gli animali riescono a colmare più degli umani.

L’ultima moda è fare le vacanze in casa d’altri

L’Italia soddisfa 77 turisti su 100 grazie alla buona tavola, male trasporti e musei che si salvano solo grazie alle opere d’arte. La maggior critica è turisty

Colazione salentina

Colazione salentina

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini
Nell’ordine piacciono ristoranti, piazze, spiagge, shopping e bar. Affascina lo stile di vita e la libertà di entrare e trascorrere il proprio tempo in contesti storici autentici percepiti come musei. Molto meno apprezzati i musei veri che si salvano solo grazie alle opere d’arte ma appaiono poco coinvolgenti, affollati e disorganizzati. Va a finire che la bistecca fiorentina salva gli Uffizi e l’amatriciana i Musei capitolini. Le maggiori critiche arrivano sui trasporti: aeroporti e treni locali. Taormina vince la classifica dei luoghi più apprezzati, seguita dal Salento e da Parma. Siena è 5° fra le città più citate ma scompare da quella delle destination che hanno maggiormente soddisfatto i turisti. Ciò che non piace è turisty cioè finto, fatto per i turisti, come i luoghi sovraffollati di visitatori e di negozietti con souvenir tarocchi.

L’Italia turistica è dunque promossa dall’indagine Expert System e Sociometrica che ha analizzato i post in lingua inglese di oltre mezzo milione di visitatori di ritorno dal nostro Paese nel 2014. Alla fine piace nonostante le infrastrutture pubbliche che buttano giù la media.

Altre curiosità sul turismo arrivano da Trademark Italia una delle società di indagine e consulenza più forti. Cominciamo dalla città dove gli alberghi sono più pieni e dunque è più difficile prenotare una camera: Firenze, seguita a ruota da Roma e poi Venezia che però supera tutti per il prezzo. In nessuna città italiana il conto della camera è salato come lì.

Nasce il temporary wine marketing manager per le cantine

Sara Carmignola è una nuova figura professionale che organizza “su misura” piani commerciali e di comunicazione, gli eventi e persino lo staff aziendale

Sara Carmignola

Sara Carmignola

Visto per voi da Donatella Cinelli Colombini

Un direttore marketing “in affitto” da condividere con altre cantine, questa è la proposta di diSara Agency,  creata a Padova da Sara Carmignola. Una figura professionale che esiste già in altri comparti produttivi e che ora si propone alle piccole e medie imprese enologiche per le quali è troppo costoso avere un manager nell’organico.
Lei ha lavorato nei padiglioni espositivi di Veronafiere per 15 anni sia come Project Manager che come Exhibition Manager, occupandosi di agroalimentare e tecnologie correlate. Ha dunque ben chiaro cosa significa, per un vino, acquisire o potenziare visibilità e posizionamento sia sul mercato nazionale che internazionale.
Il suo intervento nella cantina cliente, parte dall’analisi delle specificità e delle caratteristiche complessive dell’impresa per poi elaborare un progetto personalizzato capace di accrescere immagine e vendite. Un’azione commerciale che mette in campo un bel portafoglio di contatti, le competenze per studiare i mercati esteri, pianificare le azioni e controllare i risultati.

La cantina pop a Cannubi arte o provocazione?

La cantina Astemia pentita progettata da Gianni Arnaudo nelle Langhe riapre il dibattito sull’opportunità di innovare o preservare i paesaggi del vino 

Cantina L'Astemia Pentita Langhe

Cantina L’Astemia Pentita Langhe

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini

La storia è recente ma capace di incuriosire chiunque ami il Barolo. Sandra Vezza, una piemontese con una vitalità travolgente, è a capo di Italgelatine, gruppo industriale leader nella produzione di gelatine e, più recentemente, della Gufram nel settore del design. La vita non le ha risparmiato prove durissime: è rimasta vedova a 29 anni con un bambino piccolo, ma lei ha saputo reagire e affrontare la vita con coraggio e intraprendenza. Era astemia quando sei anni fa ha acquistato una tenuta nella collina più famosa del Barolo, Cannubi. Per costruire la sua cantina di Astemia pentita si è rivolta a un suo amico architetto di fama internazionale, anche lui piemontese, Gianni Arnaudo, quello del divano a forma di bocca che fece da scenografia alla prima convention dei vini di Langa agli esordi di Slow Food. Arnaudo odia le banalità e ancora più il prevedibile. Ecco che lui progetta per Sandra Vezza una cantina sotterranea con sopra due scatole da vino che ospiteranno uffici e sale degustazioni.

Antonella d’Isanto super DonnaDelVino

Una Donna del vino in versione arcobaleno per la Toscana: Antonella D’Isanto siciliana esperta di risorse umane, produttrice di supertuscan a I Balzini

Donne del vino toscane con la nuova delegata

Donne del vino toscane con Antonella D’Isanto

Visto per voi da Donatella Cinelli Colombini

Castello di Vicchiomaggio, uno dei luoghi più belli del Chianti Classico, qui, ospiti di Paola Matta, le Donne del Vino toscane hanno scelto Antonella d’Isanto per succedere alla bravissima produttrice chiantigiana  Diana Lenzi come delegata regionale. Si tratta di una delegazione importante, perché l’associazione è nata proprio in Toscana, nel 1988, per merito di Elisabetta Tognana. Oggi le Donne del Vino toscane sono una cinquantina mentre l’associazione nazionale, presieduta da Elena Martuscello, conta circa 600 membri fra produttrici ( che sono la maggioranza) enotecarie, ristoratrici, giornaliste, sommelier e esperte.

Castello di Vicchiomaggio

Castello di Vicchiomaggio

Nel programma di lavoro di Antonella D’Isanto ci sono già due iniziative, la prima in collaborazione con ChiantiBanca, è intitolata “Lavora in agricoltura e semina il futuro” in perfetta sintonia con il tema dell’Expo 2015. La seconda riguarda la comunicazione e coinvolgerà Marzia Morganti– MarteComunicazione, docente al Master dell’Università di Parma, che mostrerà alle Donne del vino come “uscire dal coro” e usare lo story telling per raccontarsi.

Le salsicce con le pulezze

Una vecchia ricetta invernale della campagna toscana. Le salsicce con le pulezze cioè con le foglie tenere delle rape sono deliziose semplici da preparare

salsicce-e-rapi

salsicce-e-rapi

Di Donatella Cinelli Colombini

Sulle rape, o meglio i rapi come diciamo in Toscana, la mia famiglia ha un piccolo aneddoto divertente. Uno dei miei avi montalcinesi aveva una moglie particolarmente pia e ghiotta di rapi mentre il marito era poco religioso e affatto amante di queste verdure. Durante l’inverno, quando la lavorazione del maiale portava spesso in tavola salsicce o costole di suino, le rape erano il contorno principale con ire furiose del mio antenato che inventò un sistema diabolico per impedire alla moglie di mettergli nel piatto le rape. Inventò una filastrocca da ripetere a gran voce ogni volta che la poverina provava a uscire dalla cucina con il vassoio delle pulezze <<disse Cristo ai discepoli suoi, non mangiate rapi che è cibo da buoi e San Pietro aggiunse a gran voce – accidenti ai rapi e a chi li coce>>.
In realtà l’abbinamento rape e maiale è prelibato e qui propongo una ricetta tipica di Trequanda

POCHI INGREDIENTI SEMPLICI

Per 4 persone: 8 salsicce fresche, mezzo chilo di foglie tenere di rapa (pulezze), aglio, olio extravergine di oliva sale e pepe.

Asciano un angolo di Toscana bella scoperto dagli stranieri

Nel 2011 The Telegraph mette il Museo Corboli di Asciano fra i 15 piccoli musei più belli d’Italia e i primi a meravigliarsi sono i senesi. Scopriamolo insieme

Asciano Museo Corboli

Asciano Museo Corboli

Visto per voi da Donatella Cinelli Colombini

La lista del Telegraph contiene delle vere star: il Museo di San Marco a Firenze con gli affreschi di Beato Angelico, la Zisa a Palermo capolavoro arabo normanno, la Galleria Doria Panphilj a Roma con i suoi Caravaggi o e Velazquez e poi il museo di Asciano . <<Possibile che in un paese così lontano dai circuiti turistici, ci sia un tale gioiello?>> si chiedevano a Siena dove Asciano è reputata più per i fantini del Palio che per le opere d’arte. E invece …. altro che se c’è, di musei strepitosi ce ne sono addirittura due!

Asciano (20 km dalla Fattoria del Colle) fu un insediamento etrusco e poi romano di notevole importanza, come

ASCIANO MUSEO CORBOLI

ASCIANO MUSEO CORBOLI

dimostrano i pavimenti a mosaico ritrovati in un orto del centro storico. Nel medioevo era un feudo dei Cacciaconti della Scialenga e diventò importante e ricco. Infatti le opere d’arte del Museo Coboli magnificato dal Telegraph mostrano una comunità florida e tutt’altro che isolata. Un meraviglioso Crocifisso ligneo di Giovanni Pisano, un’Annunciazione di Francesco di Valdambrino, San Michele di Ambrogio Lorenzetti … i capolavori sono tanti così come le urne etrusche ma quello che lascia basiti sono le decorazioni ad affresco delle stanze di questo palazzo: coloratissime e piene di allegorie complicate e raffinate. Virtù, filosofia greca e fede in un intreccio affascinante che copre intere pareti. Nel Trecento il palazzo era abitato dai nobili Bandinelli, un casato senese a cui apparteneva Papa Alessandro III (1181), questo spiega lo sfoggio di cultura e ricchezza di questo frammento di vita quotidiana medioevale miracolosamente arrivato ai tempi nostri.

1.82 miliardi di $ boom della vendita diretta del vino USA

Nel colosso americano, la vendita del vino ai privati segna un +15,5 % nel solo 2014 e cresce 4 volte più velocemente dei canali commerciali tradizionali

Napa Valley

Napa Valley

Visto per voi  da Donatella Cinelli Colombini

Il 61% delle spedizioni va in 5 stati dove vive il 37% di tutta la popolazione statunitense: California, Texas, New York, Florida e Illinois. Ma anche altri si danno da fare: grazie alla legge che ha facilitato l’invio di vino ai privati, i wine lovers del Montana hanno aumentato i loro acquisti del 245 % in un anno. La grossa novità è il Massachusetts, 7° mercato statunitense del vino, che da quest’anno ammette la spedizioni dalle aziende di produzione.
Le cantine dell’Oregon sono quelle che hanno fatto il pieno di vendite ai privati con uno spettacolare + 53% in un solo anno e il Pinot Noir a tirare la corsa. L’Oregon pare la nuova star del panorama enologico USA ma anche chi è sulla breccia da tempo, come Napa Valley, principale zona vinicola della nazione, ritiene determinante la vendita ai clienti privati, che rappresenta il 48,5 % del business. Fa venire l’acquolina in bocca a noi produttori italiani che difficilmente superiamo il 15%. La cosa più spettacolare sono i prezzi medi. Il più alto è quello del Cabernet: 66,3$ a bottiglia, seguito dal Pinot Noir 45,2 $ ma con un aumento del 33% in un anno. State sgranando gli occhi vero?
Sembra impossibile, soprattutto visto dall’Italia in crisi nera. Eppure la fonte è più che attendibile, si tratta di Wine Searcher la più grande piattaforma on line del mercato del vino.

Pinocchio la bottiglia che da al vino il gusto di legno

Dopo gli ultrasuoni per invecchiare il vino ecco la bottiglia che sostituisce un anno di barrique in pochi giorni. Troppa voglia di giocare al wine maker?

Pinocchio Barrique Bottle

Pinocchio Barrique Bottle

Visto per voi da Donatella Cinelli Colombini

Viene il dubbio che queste nuove proposte convincano i consumatori più inesperti della possibilità trasformare bottiglie mediocri in qualcosa di prezioso spendendo pochissimo.
C’è poi l’istinto del “bricolage” del “fai da te” che in Nord Europa e Nord America è molto diffuso, del tipo <<ho costruito la casa con le mie mani>>. Un rinnovato bisogno di manualità ed esperienza che in certi casi da buoni frutti, per esempio nella produzione di ortaggi freschi in terrazzo e in giardino. In ogni modo le bottiglie in legno sono tutt’altra cosa dalla libreria Ikea da montare a casa. Ricordano il SonicDecanter che promette di invecchiare il vino a casa, in poche ore e a basso costo. Anche in questo caso il messaggio mira a convincere il consumatore che può risparmiare giungendo allo stesso risultato ottenuto in cantina con botti e barriques con anni di lavoro.
Le ditte produttrici, che ho trovato in internet, sono due. Paglione Oak Bottle di Chicago. Sito molto ben fatto con un video che spiega la tecnica di utilizzo: riempi la bottiglia di legno d’acqua per un giorno, togli l’acqua e metti il vino per 48-72 ore e il gioco è fatto. Nei testi si spiega che la bottiglia di rovere è un perfetto sostituto dei fusti in legno della cantina <<The oak barrel is considered the most traditional oak infuser but it can be bulky and awkward to handle. The Oak Bottle puts the infuser in the palm of your hand >>. Le botti di rovere sono considerate il modo più tradizionale per dare al vino un gusto di legno ma esse sono ingombranti e difficili da maneggiare. La Oak Bottle mette nelle tue mani la possibilità di dare al vino il gusto di legno.

Cena tosco pugliese con Stefano Garofano

A tutto Negroamaro: rosé Girofle, di stile tradizionale Eloquenzia, sontuoso da invecchiamento Le Braci. Ecco “il calor del sol che si fa vino” di Dante

Girofle Azienda Monaci di Severino Garofano

Girofle Azienda Monaci di Severino Garofano

Visto per voi da Donatella Cinelli Colombini

L’Union Européenne des Gourmets di Siena, inizia l’annata sociale all’antica osteria Botteganova con una serata dedicata al Salento e soprattutto al vitigno Negramaro con degustazioni e racconti della famiglia che ha maggiormente contribuito alla sua rinascita, i Garofano della Masseria Monaci.
<<Mio padre, oggi lo chiamerò babbo, come dite voi in Toscana, arrivò in Salento giovanissimo da Avellino, con un diploma di enotecnico in tasca>> ha esordito Stefano Garofano cominciando un racconto intimo che pian piano si allargava a tutto il Salento e al suo vitigno Negroamaro << Non sappiamo ancora l’origine di questa vite che arrivò in Puglia in epoca bizantina per poi acclimatarsi fino a diventare autoctona>> Non lo dice ma è stato proprio suo padre Severino Garofano, il talent scout che ha portato questo vitigno alla ribalta internazionale scoprendone virtù e potenzialità.

Brunello d’invecchiamento, le regole d’oro per berlo

Preferire il Brunello riserva e le grandi vendemmie 5 stelle. Decantare sempre il vino e non servirlo mai freddo. Abbinarlo con grandi arrosti toscani

Brunello, bottiglie antiquarie Donatella Cinelli Colombini

Brunello-bottiglie-antiquarie-Donatella-Cinelli-Colombini

Una raccomandazione è d’obbligo: chi non ha un luogo freddo (16°C costanti con 80% di umidità) e buio, in cui tenere le bottiglie distese è bene che eviti lunghe conservazioni perché va incontro a delle grosse delusioni. Qualunque vino, e dunque anche il Brunello, invecchia velocissimamente nelle nostre case calde e ben illuminate.
L’altra raccomandazione riguarda il vino da mettere da parte per le grandi occasioni. Tutto il Brunello è longevo ma la tipologia pensata, fino dal giorno della vendemmia, per sfidare il tempo, è la riserva. Dunque se volete conservare una bottiglia dell’anno di nascita di vostro figlio per berla alle sue nozze, usate il Brunello Riserva.

BRUNELLO CAMICIA ROSSA 2M

BRUNELLO-CAMICIA-ROSSA

Le cantine più attente, come la nostra, producono la riserva solo nelle vendemmie molto buone. Fra queste annate le migliori, segnalate con 5 stelle, sono: 1945, 1955, 1961, 1964, 1970,1975, 1985, 1988, 1990, 1995, 1997, 2004, 2006, 2007, 2010.
La cantina Casato Prime Donne di Donatella Cinelli Colombini, è piuttosto giovane, anche se ha alle spalle una storia familiare lunga e conserva bottiglie di Brunello dal 1993 in poi.

 

ABBINAMENTO COL CIBO

Meglio puntare sulla tradizione gastronomica toscana: stracotti, arrosti, bistecca fiorentina al sangue oppure roast beef. Come sapete gli abbinamenti tra vino e cibo si basano su due criteri fondamentali: l’assonanza e il contrasto. In altre parole puntano sulla somma di sapori simili che si esaltano avvicenda oppure accoppiano gusti che si completano a vicenda. Nel nostro caso propendo per la prima soluzione e quindi porterei in tavola, con il Brunello riserva, dei cibi con pochi sughi grassi e con un sapore pieno.

 

Arrivano da tutto il mondo per il Brunello 2010

Benvenuto Brunello 2015 agrodolce: entusiasmante per l’annata 2010, deludente per il 2014 con 3 stelle. Ottimi giudizi sul Brunello del Casato Prime Donne

Enrico Rossi con Donatella Cinelli Colombini e Fabrizio Bindocci

Enrico Rossi con Donatella Cinelli Colombini e Fabrizio Bindocci

Di Donatella Cinelli Colombini
Benvenuto Brunello negli ambienti del convento di Sant’Agostino ha rivelato ai residenti e ai visitatori esteri la suggestione del patrimonio storico di Montalcino. L’ingresso nei locali medioevali e soprattutto il guardaroba coperto da archi a ogiva, di fronte il piccolo museo archeologico, il secondo chiostro del complesso monumentale …. incoraggiano il sindaco Franceschelli ed il Consorzio a proseguire nell’opera di recupero e valorizzazione della Montalcino “sommersa”. Un’eredità del passato che torna in vita grazie alle risorse della Fondazione Bertarelli e alla progettualità dell’Architetto Milesi.

Alessia Sara e Marzia Benvenuto Brunello 2015

Alessia Sara e Marzia Benvenuto Brunello 2015

Questo è il lato più bello dell’ultima edizione di Benvenuto Brunello che ha sancito il successo della splendida annata 2010. Emerge anche, sempre con maggiore evidenza il bisogno di cambiamento di una formula che Montalcino ha realizzato per primo nel 1992 e che poi è stata imitata da gran parte dei consorzi italiani: Amarone e Sicilia oltre che da tutta la Toscana. Il mondo del vino internazionale spera che il Brunello diventi ancora una volta pioniere di un nuovo format capace di incorniciare le sue bottiglie in modo contemporaneo.

Non hai cavatappi? Usa una scarpa e un vino francese

Il mistero delle bottiglie di vino francese stappate con i tacchi delle scarpe e delle bottiglie di Montalcino che restano tappate

Rosso di Montalcino DonatellaCinelliColombini tentativo di stappaggio con scarpa

Rosso di Montalcino DonatellaCinelliColombini tentativo di stappaggio con scarpa

Di Donatella Cinelli Colombini

Togli la capsula, prendi una scarpa in cuoio, con il tacco bello duro, infila la bottiglia nella scarpa in modo che il fondo di vetro prenda il posto del tallone e batti la bottiglia sul muro tenendola ben ferma dentro la scarpa. Tre colpi e voilà! Il tappo fuoriesce di un centimetro e mezzo per cui è facile turarlo fuori con le dita. Incredibile!

I video con le bottiglie francesi stappate con le scarpe impazzano in You tube – ce ne sono persino di giovani russi– e scopro che i sistemi di apertura sono due: c’è anche chi fa uscire il tappo battendo il tacco della scarpa sul fondo della bottiglia capovolta dopo aver levato la capsula. Sembra facilissimo anzi apparentemente l’unica preoccupazione è di non colpire troppo forte perché il tappo potrebbe schizzare fuori versando il vino.

Mi chiedo se funzionerà anche con bottiglie di Brunello che, per assicurare una lunga vita al vino, sono chiuse con tappi grandi e lunghi. Guardando uno dei video di You Tube mi accorgo, tuttavia, che la bottiglia usata per lo stappaggio con la scarpa è di Château Haut-Brion. Riprendo coraggio, se funziona con un Premier Cru Classé (First Growth), figuratevi con i vini del Casato Prime Donne!

                                                                       
Cinelli Colombini
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