Maturazione del vino in botte, lo “stile italiano”
Con l’innalzamento delle temperature e le conseguenze in vigna e in cantina diventa urgente ripensare alle botti e allo “stile italiano” nella maturazione

Barriques – Antinori – cantina del Chianti Classico
di Donatella Cinelli Colombini
Da un’esagerazione a un’altra: dopo gli anni dei vini con troppo legno siamo passati alla moda del “no oak”. Per capire quale sia la via giusta l’Unione Italiana Vini attraverso il Corriere Vinicolo ha organizzato un’indagine e poi un convegno durante la fiera Simei di Milano.
GUSTO DI LEGNO MOLTI DICONO DI ODIARLO MA IN REALTA’ NON E’ VERO
Gli esiti sono stati intriganti, stimolanti e persino un po’ imbarazzanti. Infatti c’è una contraddizione di fondo: il consumatore dice di apprezzare un tipo di vino ma poi ne compra un altro. Crede di preferire i vini secchi ma poi è più contento di mettere nel bicchiere quelli con residuo zuccherino. Afferma di odiare le barriques e il vino “parkerizzato” ma poi sceglie quello con impronta di quercia a cui è abituato.
Contraddizione che, dalla mia esperienza, riguarda anche molti assaggiatori formati nell’epoca dei vini stile fine Novecento.
Non si tratta di un problema da poco soprattutto per vini con lunga maturazione in botte come il Brunello.

Botti Cantina Contucci – Montepulciano
VITIGNO – FRUTTO E ORIGINE I DUE MACRO TRENDS ATTUALI
Partiamo dall’indagine condotta dal Master of Wine Justin Knock con interviste a enologi, produttori e distributori di tutto il mondo. Sono stati individuati due macro trends: la varietà dell’uva e l’origine geografica. Il legno è chiamato a supportare uno o entrambi questi elementi. Per i grandi vini è finita l’epoca della potenza rimpiazzata dalla ricerca di finezza e purezza. Le classiche regioni francesi continuano a usare le barriques come facevano prima di Robert Parker mentre il resto del mondo, dove i piccoli fusti si sono diffusi proprio con lo “stile Parker”, sta avvenendo il ritorno alle botti grandi.
































